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ultimo aggiornamento
17/09/2018

 

 In quale armadio... ?

dal Bollettino dell'Unità pastorale n. 2/10, maggio 2016


 

Nell’ambito della riflessione sulla misericordia a cui ci invita papa Francesco in questo anno del Giubileo straordinario della misericordia, nello scorso numero del bollettino abbiamo richiamato le opere di misericordia corporale. Sono quelle “famose”: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati...

E poi ci sono quelle meno famose, le opere di misericordia spirituale: Consigliare i dubbiosi, Insegnare agli ignoranti, Ammonire i peccatori, Consolare gli afflitti, Perdonare le offese, Sopportare pazientemente le persone moleste, Pregare Dio per i vivi e per i morti.

E qui viene il bello. Finché si tratta di offrire un piatto di pasta o un maglione a chi ne ha bisogno è tutto facile. La misericordia è “evidente”, come è evidente il bisogno. Ma quando il bisogno non è più così evidente, è piuttosto un bisogno del cuore, o addirittura dell’anima... In quale cucina, in quale armadio troviamo ciò che serve ad andare incontro con misericordia a queste necessità dei nostri fratelli, così diffuse, così profonde, così sentite? Che, ammettiamolo, sono anche le nostre?

Nella nostra Unità pastorale abbiamo avuto un dono grande nel corso degli ultimi tre anni, ossia la possibilità di ospitare delle persone senza fissa dimora nei mesi invernali. Si tratta di senzatetto verso i quali è stato “facile” esercitare le opere di misericordia corporale: cena, letto, vestiti...

L’attività, portata avanti insieme ai servizi sociali, da un lato ci ha fatto capire come questi, anche grazie alla collaborazione di tante comunità cristiane, offrono ai propri “utenti” un’assistenza capillare e qualificata.

E dall’altro lato ha messo in evidenza qualcosa su cui riflettere: ossia che una comunità cristiana non assiste degli utenti, ma accoglie e accompagna delle persone.

Quindi, il piatto di pasta e il maglione, come ci hanno spesso detto i nostri ospiti, si trovano senza troppa difficoltà, a Bologna nel 2016. Invece l’affettuoso interesse e la sincera amicizia con cui ogni sera essi venivano attesi e accolti non li possono offrire i servizi sociali, ma sono altrettanto importanti e necessari, e sono una specificità che caratterizza invece un’assistenza offerta da una comunità cristiana.

A Bologna nel 2016 è difficile che si muoia di freddo o di fame. È una crescita nella sensibilità sociale di cui dobbiamo essere consapevoli e grati. Però, a Bologna nel 2016, il freddo e la fame ci sono ancora, e non affliggono solo il corpo. E soprattutto, non c’è bisogno di andare alla mensa della Caritas per incontrarli.

L’incertezza, l’ignoranza, il peccato, la tristezza, il rancore, l’insofferenza, la disperazione… Sono i bisogni “nascosti” che incontriamo per le scale del nostro condominio, fra i nostri colleghi, tra la nostra parentela, in chiesa sulla panca accanto a noi.

Bella scoperta, vero? Ma che ci possiamo fare? Risposta: molto. Intanto, ce ne possiamo accorgere e non è così scontato. È andare controcorrente rispetto a una cultura dell’indifferenza e del farsi i fatti propri, che è il nutrimento del peccato e della lontananza da Dio. Invece, scegliamo di educare il cuore a fare attenzione alla pena nel cuore dell’altro. E ad averne compassione. Non vi sono “utenti” e non vi sono servizi sociali in grado di venire incontro a questa fame e a questo freddo del cuore e dell’anima. Vi sono solo altri cuori e altre anime che si sforzano di coltivare in sé l’attenzione e il desiderio di essere d’aiuto.

Certo, non è facile. Consigliare? Insegnare? Sgridare? Consolare? La reazione è, da una parte: “Ma non sono in grado!” – e dall’altra: “Ma chi ti credi di essere?”.

Non credo di essere proprio nessuno… da solo. Ma con Gesù sono tutto. Teniamoci stretti a lui, e lui ci insegnerà, da un lato, a coltivare nel nostro cuore la sua medesima, stupenda compassione. E dall’altro a riconoscere per noi stessi innanzitutto, e poi a offrire agli altri, le risposte “vere” a queste miserie spirituali, per portare con gioia il sollievo ai poveri del cuore e dello spirito.

sf




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